Il movimento #zerowaste - Quando il virale su internet è buono

Vi sarà ormai capitato, se frequentate regolarmente i social network, di imbattervi nell'hashtag #ZEROWASTE. Il movimento zero waste si pone l'obbiettivo di produrre una quantità di rifiuti il più vicino possibile allo zero. Come riuscirci? Di certo non si tratta di una scelta facile o di un cambiamento che un individuo può intraprendere da un giorno all'altro. Tuttavia in rete ormai si trovano molte persone che ne hanno, per così dire, scritto le regole.

Vivere zero waste è uno stile di vita e come tale va introdotto gradualmente. Una delle prime cose da eliminare ovviamente è la plastica, che dopo anni di utilizzo spropositato viene sempre più vista sotto il suo vero profilo di agente altamente inquinante e non smaltibile. Quindi bisogna dire no ai sacchetti, sostituendoli con tote bags in stoffa, no all'acqua e ad altre bevande in bottiglie di plastica, prediligendo il vetro e le borracce in alluminio infinitamente riutilizzabili; assolutamente no alle cannucce (se proprio non potete farne a meno, esistono quelle in acciaio inossidabile); vade retro tutto ciò che è "usa e getta". Comprare prodotti sfusi e il meno confezionati possibile è un'altra delle regole per approcciare lo stile di vita zero waste, così come viene incoraggiato l'acquisto di prodotti a km 0. 
Anche per l'igiene personale è importante cercare di produrre la minore quantità di rifiuti possibile: no ai rasoi usa e getta, sì alle spugne naturali e allo spazzolino da denti in bamboo, completamente biodegradabile.

Tutti coloro che ne hanno la possibilità possono dunque, con qualche sforzo in più, ridurre il proprio impatto inquinante su questa Terra e, sicuramente, approcciarsi anche solo parzialmente al movimento zero waste può essere un buon modo per avere uno stile di vita più sostenibile.

Consiglio di consultare il blog (in inglese) Trash is for tossers, fondato da una giovane ragazza newyorkese che in quattro anni è riuscita a produrre così pochi rifiuti da farli entrare in un vasetto di vetro. 

Federica Gentili